Evoluzione del latino Larentia: aggettivo.
Comunemente associato alla lettera H, da cui la celebre Acca Larentia, colei che per un buon periodo fu in testa alle cronache del tempo a causa dei suoi gemelli.
Molte furono le bambine che sull’onda del suo successo mediatico furono dalle loro madri chiamate come la nutrice di Romolo e Remo. Si poteva leggere infatti nella “Chronica de Urbe condita” dello Pseudo Enea (purtroppo andata persa nell’alluvione di Firenze): “…in quel tempo, andandosi diffondendo la voce che Acca Larentia stava allevando due trovatelli, la stessa fu invitata più volte a partecipare ai Riti Catodici nei quali una sacerdotessa al canto di “Quis vidit?” (Chi l’ha visto?), tentava improbabili ritrovamenti di persone scomparse o cercava ricongiungimenti con gli ospiti del rito. In queste circostanze Acca ebbe modo di farsi notare per avvenenza e sapienza e molte donne la presero a modello, avendo però l’accortezza di non chiamare le figlie “Acca” (ovvio il perché), ma semplicemente Larentia.”
Lo stesso Pseudo Enea avverte di non prestar fede alle dicerie che volevano Acca soprannominata “La lupa” per i suoi (supposti) costumi disinvolti: sarebbe stato poco accettabile, se non da un acerrimo nemico di Roma, il fatto che i fondatori dell’Urbe fossero stati in realtà dei figli della lupa.
Data l’origine così chiara e incontestabile, sembra inopportuna e fuorviante qualsiasi associazione con il nome Renzo (e il suo falso-originario Lorenzo), anche perché il femminile di “lo Renzo” farebbe semmai “la Renza”.